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Page 1 of 2 Penso che se Paolo di Tarso fosse vivo, non sarebbe né cattolico né protestante né anglicano. Sarebbe cristiano. Certo, la teologia della Chiesa anglicana è fondata su san Paolo, ma non relega nel dimenticatoio l’apostolo Pietro. Infatti, quando nel 1876 fu costruita la chiesa di San Paolo entro le Mura, si volle porre ben in vista il campanile affinché la basilica di San Pietro lo potesse sempre intravedere e tenerne conto. Il campanile paolino doveva rappresentare architettonicamente l’altra colonna della Chiesa universale, fondata sui due grandi apostoli. Le due colonne della Chiesa A volte si ha l’impressione che la “colonna Paolo” sia un po’ trascurata nel mondo cattolico. Non va dimenticato che per noi anglicani ed episcopaliani anche l’ufficio primaziale del Papa è di grande importanza. Il primato del Papa, infatti, non è difficile da accettare per noi. La difficoltà consiste piuttosto nella dottrina dell’infallibilità: noi riteniamo che sia infallibile la Chiesa in quanto Chiesa, non la singola persona. Non parliamo quindi di infallibilità personale, ma di un’indefettibilità ecclesiale. Il primato del Papa non è un problema se lo consideriamo primus inter pares e servitore della comunione. Paolo cosmopolita Un altro aspetto significativo di Paolo è il suo cosmopolitismo. Quando ricorre la memoria liturgica di san Paolo, sia quella del 25 gennaio e sia quella del 29 giugno, celebriamo nella nostra chiesa di San Paolo entro le Mura una festa solenne. Per noi Paolo è l’apostolo che annuncia la salvezza a tutti, uomini e donne di ieri e di oggi. Tutti vengono chiamati a partecipare alla redenzione di Cristo. Questa chiesa ha un ministero ampio che vuole includere tutti, anche i musulmani, i buddisti, persone di qualunque provenienza sociale, etnica, religiosa. Non c’interessa fare proselitismo. Quindi, negli ambienti riservati a questo tipo di dialogo, non presentiamo simboli religiosi che ci dividono, né la Bibbia né il Corano. Vogliamo creare ambienti di dialogo e di fraternità tra tutti gli uomini, proprio perché uomini come Cristo. Perché Paolo è aperto ai giudei come ai greci. Anche noi cerchiamo quindi di aprirci a tutti condividendo, per esempio, i pasti insieme. Questa mensa comune, pur nella diversità dei “credo”, è un vero segno di apertura verso il prossimo e verso il mondo. Il Natale e il Ramadan sono occasioni propizie per la riconciliazione e la fraternità. Paolo per noi è quel samaritano laico, né levita né sacerdote, che si fa prossimo di chiunque abbia bisogno. Riconosciamo Paolo, Cefa e Apollo, ma siamo di Cristo e Cristo è di Dio. Cristo è la roccia e l’acqua, buon pastore e pescatore di uomini.
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