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Chi non vuole lavorare non mangi |
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Dopo la morte dei genitori, Antonio all'età di diciotto o vent'anni
circa..., entrò in chiesa e capitò proprio in quel momento in cui si
leggeva il brano del vangelo in cui il Signore dice al ricco : «Se vuoi
essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai
un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». Antonio, come se quella lettura
fosse stata fatta proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, donò ai vicini
i poderi avuti in eredità dai genitori. Poi vendette gli altri beni mobili
e distribuì ai poveri il ricavato che era notevole, trattenendo soltanto
una modesta quota per la sorella. Entrato nuovamente in chiesa,
ascoltò il Signore che dice nel vangelo: «Non affannatevi per il domani»
(Mt 6,34). Non riuscì a fermarsi in chiesa, ne uscì subito e donò ai poveri
quanto ancora gli era rimasto. Affidò la sorella a delle vergini che
conosceva, perché la educassero nella verginità; egli stesso, poi, fuori
della sua casa, si dedicò all'ascesi, vivendo molto austeramente... Lavorava con le proprie mani perché aveva udito che l'ozioso non
deve neppure mangiare (2Ts 3,10). Coi suo lavoro non solo si comprava il
pane ma faceva anche elemosina ai poveri. Pregava continuamente. Aveva
infatti imparato che bisogna pregare senza interruzione (Lc 21,36). Era
così attento alla lettura delle Scritture che nulla gli sfuggiva. Ricordava
tutto; al posto dei libri aveva la memoria... Così tutti gli abitanti del
villaggio e i buoni, con i quali aveva rapporti, lo chiamavano amico di
Dio; alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello. (Sant'Atanasio, 295-373, vescovo d'Alessandria, La vita di Antonio, 2-4)
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