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Page 1 of 6 Nel quinto centenario della nascita di Giovanni Calvino, si è sviluppato in Italia un intenso e acceso dibattito sulla figura e sugli insegnamenti del protestante riformatore francese Giovanni Calvino (1509-1564).
A proposito delle opere di Calvino, pubblicate nella prestigiosa collana editoriale francese della Pleiade, edizioni Gallimard, lo storico francese Alain Besançon ha formulato su ‘L’Osservatore Romano’, giudizi positivi nei confronti del riformatore protestante, scrivendo che “l’organizzazione calvinista, è una creazione geniale” e perfino la dottrina calvinista della predestinazione potrebbe essere in qualche modo riabilitata.
Mentre don Roberto Spataro sdb, Preside dello Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” di Gerusalemme ha scritto un lungo e dettagliato saggio su “Cristianità” (marzo 2009), in cui illustra le ragioni del perchè non è proprio il caso di celebrare il quinto centenario della nascita di Calvino.
Per meglio comprendere le implicazioni della discussione in atto, ZENIT ha intervistato il salesiano don Roberto Spataro.
Lei sostiene che Giovanni Calvino non ha meriti per essere commemorato. Perché?
Spataro: Le commemorazioni hanno una duplice finalità: ricordare fatti positivi e personaggi esemplari a cui ispirarsi o episodi da biasimare affinché non si ripetano più. Nel caso di Calvino ci sono aspetti negativi che rendono, quanto meno, imbarazzante il suo ricordo per tutti coloro che hanno realmente a cuore il cammino ecumenico e sono pensosi del futuro dell'umanesimo cristiano europeo. Meglio adottare un prudente riserbo.
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