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Page 1 of 3 È stata inaugurata a Brescia la nuova mostra presso il Museo Santa Giulia dedicata a "Il volto di Saulo. Saggio d'iconografia paolina". L'ingresso è gratuito e l'esposizione chiude il prossimo 8 novembre.
Le nove opere sono tutte comprese tra il IV e il XVII secolo e costituiscono un percorso per conoscere alcune importantissime raffigurazioni di San Paolo. Tra esse, una in particolare è un'occasione speciale per i bresciani: la tela del Moretto, rappresentante la "Conversione di Saulo", dipinta nel 1540.
Questa tela è stata esposta a Brescia solo nel 1939, in occasione di una grande mostra monografica dedicata al pittore. "Il volto del cavallo", ha spiegato il critico e giornalista Maurizio Bernardelli Curuz, "è rappresentativo della capacità di sintesi che possedeva il Moretto: la luce, lo sguardo dell'animale, che arrivano proprio al termine del fascio luminoso che scende dal cielo, stanno a rappresentare Dio, a un passo da San Paolo".
Affianco ad essa, è esposta un'altra Conversione famosa dipinta però da Ludovico Caracci nel 1587-88, che anticipa le scenografie che troveremo poi più tipicamente nel barocco.
La mostra si è aperta con una delle teste del museo Ostiense, e subito dopo si trovano alcuni esemplari paleocristiani raffiguranti il santo: la lucerna in forma di Nave, proveniente da Firenze, e il bronzetto del museo archeologico di Cagliari.
Da Santa Giulia arriva invece la Lipsanoteca (reliquiario), considerata da molti il manufatto in avorio più prezioso del paleocristiano. Risale attorno al 380 d.C. e presenta i Santi Paolo e Pietro accanto a un giovane Gesù Cristo.
I due sono anche rappresentati, in dialogo filosofico, nel "Vetro dorato con Pietro e Paolo seduti", che arriva direttamente dai Musei Vaticani. Nella sala all'ultimo piano del museo cittadino troviamo poi una tavola facente parte del trittico di Antonio Vivarini, già nella chiesa di San Pietro in Oliveto a Brescia.
Dopo le tele della conversione, un'altra tela mostra invece il martirio dei due fondatori della Chiesa, dipinta da Giovanni Serodine: rappresenta Pietro e Paolo poco prima di essere divisi, con uno sguardo incrociato che sottintende gli ideali per i quali erano convinti di aver vissuto.
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